
L’altro arriva già interpretato
Quando l’intelligenza artificiale entra fra due persone, non cambia soltanto le parole che si scambiano. Può cambiare ciò che ciascuna crede di sapere dell’altra prima di ascoltarla.

Quando l’intelligenza artificiale entra fra due persone, non cambia soltanto le parole che si scambiano. Può cambiare ciò che ciascuna crede di sapere dell’altra prima di ascoltarla.

L’intelligenza artificiale non sta diventando umana. Ma qualcosa, per la prima volta, ci risponde senza che nessuno ci stia rispondendo

Quando l’intelligenza artificiale comincia ad agire nel nostro mondo

Un archivio indifferente non è più equo di una memoria selettiva. È soltanto più cieco

Un aiuto sempre disponibile non è la forma più alta di cura. Ne è, forse, l'opposto

Perché farsi carico dell'incertezza, prima di sapere, resta una scelta soltanto umana


Cosa cambia nella filosofia se il digitale sposta l'attenzione dalle cose ai legami che le connettono

Dall'infosfera al discernimento: una questione aperta per l'antropologia del XXI secolo

Il rischio non è credere che la macchina sia umana, ma preferire una conferma che non costa nulla

Come mai il dialogo con un'intelligenza non personale sta cambiando il modo in cui costruiamo le nostre relazioni

DigComp 3.0, DigCompEdu e i decreti attuativi della Legge 132/2025 indicano una soglia decisiva: custodire la sovranità formativa dell'umano nell'epoca dell'intelligenza artificiale

Il primo quadro normativo nazionale sull’intelligenza artificiale è legge. Ma tra il principio antropocentrico e la realtà delle imprese, la distanza resta enorme. Viaggio dentro i decreti che nessuno sta leggendo

Quando il sapere perde la propria soglia, una società deve reimparare a riconoscere ciò che merita fiducia. Non restaurando vecchie gerarchie, ma costruendo nuove forme di responsabilità pubblica della conoscenza

L’orfanezza del vero nell’epoca delle presenze artificiali

Un messaggio letto e non risposto rivela una trasformazione silenziosa: la presenza che ci scambiamo non è più un dono che ci diamo, ma una quantità che ci viene somministrata — e quel piccolo dolore ne è il misuratore.

Sentire, abitare, governare: la rete non informa soltanto il mondo, ma educa il nostro modo di reagire al mondo

La prima prova non chiede di descrivere le macchine, ma di capire che cosa l’uomo deve custodire per restare umano.